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Gli acta diurna

Breve approfondimento sul giornalismo nell’antica Roma

Per iniziare un’analisi sul giornalismo nell’antica Roma, è necessario ribadire che esso non è da considerarsi affine al giornalismo moderno per ovvi motivi tecnici (assenza della stampa e di mezzi per la rapida diffusione), sebbene vi siano somiglianze, soprattutto dal punto di vista del linguaggio.

Gli acta erano atti pubblici di vario genere: acta senatus, acta principis, acta militaria, eccetera. Tra questi vi erano gli acta urbis (anche acta publica, acta populi romani, acta diurna), i quali sono il tipo di testo scritto più simile al giornale moderno.

Come suggerisce l’aggettivo diurna essi erano pubblicati ogni giorno. La diffusione non avveniva, ovviamente, tramite carta, ma gli acta erano prima esposti al pubblico su una tavola bianca (album), poi ricopiati, esposti nelle principali città e diffusi in tutte le provincie.

Sappiamo che essi erano molto letti e largamente diffusi, poiché erano uno dei migliori strumenti per apprendere le notizie, in particolare nelle provincie più remote.

Fonti

Le fonti sono scarse, in quanto non ci sono pervenuti testi originali, ma se ne parla in molte lettere degli autori più autorevoli (quali Cicerone, Seneca, Svetonio, Tacito, Plinio). I più recenti studi hanno bollato come falsi i cosiddetti fragmenta Dodwelliana, ritenuti a lungo gli unici originali relitti; si tratta di 11 frammenti pubblicati da Dodwell nel 1692, apocrifi risalenti a non prima del XV secolo.

Storia

Le prime tracce degli acta diurna risalgono al 59 a.C., quando Cesare li istituì ufficialmente insieme agli acta senatus. È molto probabile, però, che essi fossero già presenti in via non ufficiale.

Vi è un importante riferimento nella vita di Cesare di Svetonio:

Inito honore [consulatus], primus omnium instituit, ut tam senatus quam populi diurna acta confierent et publicarentur.

Traduzione: Assunta la carica di console, (Cesare) stabilì per primo che, sia gli acta senatus, sia gli acta populi, venissero scritti e pubblicati.

Gli studiosi ritengono che vi fossero anche giornali privati, abbastanza simili agli acta urbis, probabilmente di molto più rapida velocità di diffusione nelle provincie.

Ufficio degli Acta urbis

Alla pubblicazione degli acta urbis provvedeva un apposito ufficio gestito dallo Stato, in cui lavoravano diverse persone, tra i quali probabilmente: apparitores, scribae, actuarii, ab actis, librarii.

Questi atti potrebbero essere dunque definiti come semi-ufficiali, nonostante alcuni contenuti riguardino la vita cittadina.

Non è da escludere che alla pubblicazione lavorassero addirittura i consoli in un primo periodo; sappiamo infatti che Cesare invitò il console Marco Antonio a far sapere, negli acta, di alcune sue gesta.

In epoca imperiale, sin dal governo di Ottaviano Augusto, era probabilmente lo stesso princeps, tramite un suo delegato (forse un procurator ab actis urbis), a dedicarsi agli acta.

Contenuti e funzione

I contenuti degli acta urbis erano molto vari: affari pubblici, decisioni dell’imperatore, riunioni del Senato, famiglia imperiale, avvenimenti memorabili, cronaca cittadina, nascite e decessi. Il gossip ebbe modo di diffondersi, grazie anche alle molte notizie circa i matrimoni, i divorzi e la quotidianità di Roma.

Interessanti le critiche di Cicerone (Ad familiares 2, 8, 1) circa il commentarius inviatogli da Celio, dato che dall’amico avrebbe preferito non ricevere pettegolezzi o informazioni generiche, ma piuttosto notizie di argomento politico che lo riguardavano in prima persona:

Quid? Tu me hoc tibi mandasse existimas, ut mihi gladiatorum compositiones, ut vadimonia dilata et Chresti compilationem mitteres et ea, quae nobis, cum Romae sumus, narrare nemo audeat? Vide, quantum tibi meo iudicio tribuam (nec me hercule iniuria; πολιτικώτερον enim te adhuc neminem cognovi). Ne illa quidem curo mihi scribas, quae maximis in rebus rei publicae geruntur cotidie, nisi quid ad me ipsum pertinebit.

Traduzione: Cosa? Pensi che io volessi che tu mi mandassi un resoconto degli incontri tra gladiatori, del rinvio dei giudizi, dei furti di Cresto, e di quelle cose che, quando sono a Roma, nessuno si azzarda a dirmi? Vedi quanto ti stimo (e non, infatti, immeritatamente, perché non ho mai conosciuto nessuno con più istinto politico). Non mi interessa che tu mi scriva di tutti i più importanti eventi dello Stato che accadono, se non ciò che mi riguarda personalmente.

Seneca condanna la decadenza dei costumi nella Roma del suo tempo ed aggiunge interessanti osservazioni sulla funzione dei giornali, i quali non hanno più un ruolo di tipo pedagogico, ma anzi contribuiscono al decadimento morale facendo conoscere con sempre maggior frequenza al largo pubblico avvenimenti e situazioni immorali, tra cui i divorzi che si moltiplicano di anno in anno (De beneficiis 3, 16, 2):

Num quid iam ulla repudio erubescit, postquam illustres quaedam ac nobiles feminae non consulum numero sed maritorum annos suos computant et exeunt matrimonii causa, nubunt repudii? Tamdiu istuc timebatur, quamdium rarum erat; Quia nulla sine divortio acta sunt, quod saepe audiebant, facere didicerunt.

Traduzione: Forse ormai qualcuna si vergogna per un ripudio (ricevuto), dopo che alcune famose e nobili donne fanno il calcolo della loro età non in base al numero dei consoli, ma a quello dei mariti (avuti) e se ne vanno in casa per sposarsi, ma si sposano per divorziare? Un simile comportamento era temuto fin da quando accadeva di rado; (Ma) poiché non c’è cronaca giornaliera senza notizia di un divorzio, hanno imparato a fare ciò di cui spesso sentivano parlare.

In periodo imperiale questi giornali erano utilizzati per propaganda, tant’è che era molto comune per un imperatore farsi acclamare sugli acta diurna, oltre che nelle iscrizioni. Considerando l’ampio bacino di lettori, si può comprendere che le notizie fossero distorte per non ledere alla figura dell’imperatore ed, anzi, adularlo.

Un esempio lampante è quello si Severo Alessandro, elogiato e descritto come uomo grande ma molto umile, avendo rifiutato il titolo di Augustus e l’epiteto magnus.

FONTI

Mastino Attilio: Il “Giornalismo” nell’antica Roma: gli Acta urbis. 1978, Urbino, Editrice Montefeltro
Encyclopaedia Britannica (britannica.com)
Enciclopedia Sapere.it (sapere.it)
Splash Latino (latin.it)
Perseus Project – The University of Chicago (perseus.uchicago.edu)

Pubblicato da Cristiano Minelli

Classe 1999, vivo nella meravigliosa Franciacorta (Brescia). Dal 2018 frequento il corso di laurea in ingegneria gestionale presso l'Università di Brescia. Ho aperto questo sito nel 2014 con un mio amico, sperando di poterci fare soldi... ad oggi i soldi non si sono ancora visti. Sono un grande appassionato di viaggi sin da quando ero piccolo, perché ho sempre avuto la possibilità di visitare posti nuovi.

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